12.1.18

Veggio 'l meglio et al peggior m'appiglio

Foto di Finestre Sull'arte.

Non state a Dubai, zazzicchiari der cazzo!
Non state in Texas, bovari gottosi!
Le vostre merde provate a piazzarle in qualche "mercato emergente", mettetela in qualche pedestrian street di qualche sconosciuta città asiatica di 8 milioni di abitanti. Là sta bene, a fianco a Gucci e a Kentucky Fried Chicken!

Che poi non dovrei manco prendermela con voi, trappani ripuliti delle periferie del Pianeta Terra che riuscite a campare con le vostre gigantesche cacate, a scambiare le vostre scuregge più riuscite con moneta fresca di conio, a spacciare la vostra diarrea per spremuta di minchia apollinea, a vendere i vostri stronzi più grossi a peso d'oro.

Me la dovrei prendere con  i miei connazionali più imbecilli. In questo caso, gente probabilmente nata e cresciuta a Firenze che invece di rendersi conto dell'irripetibilità nello spaziotempo dell'esperienza artistica della Penisola, invece di fare tesoro delle innumerevoli pietre famose che parlano del passato e indicano il futuro dell'Itala patria, vedono sé stessi come cittadini di una provincia periferica dell'Impero Awanagana, al cospetto del quale non possono che inchinarsi e si comportano di conseguenza. In nome di una globalizzazione della banalità che ha l'ardire di trattare Piazza della Signoria, certo oggetto di numerosi cambiamenti nel corso dei secoli, di ben altro spessore, come un mall di emirato arabo, come un ex quartiere industriale degradato ora gentrizzato e figo, come un aeroporto qualsiasi.

Che i responsabili vengano condannati all'esilio in qualche fredda provincia dell'Awanagana, si guadagnino da vivere staccando i biglietti di qualche attrazione locale, che i loro fetidi piedi non sfiorino mai più il suolo patrio. E che la loro tragica storia sia ricordata secula seculorum e sia monito per le generazioni future, affinché non avvengano più simili scempi.