L'hanno demolito e nessuno di loro aveva ancora imparato a vivere,
come i bambini vestiti da uomo:
ridicoli, con una punta di malinconia.
La vita, veloce, lo ha spazzato via, quel cementificio.
Accorgersi delle cose importanti solo quando sono già macerie.
Piangere finché il tuo volto non diventa umido come questa pioggia di merda
che ammoscia i capelli col gel e i rifiuti,
unici testimoni obiettivi della condizione umana.
Hanno distrutto quel cementificio di merda e tutti i pensieri che accompagnava discreto.
Tutte le volte che in quel piazzale umido qualcuno si voltava e lo guardava.
Brutto.
Quel silenzio insopportabile di auto tiepide e discorsi abbaiati.
Nessuno smuoverà mai l'acqua di queste pozzanghere.
Luci che servono ad essere viste da altre luci;
dopotutto le foglie nuove continuano a nascere e i palazzi vecchi a scrostarsi.
Se avete voglia di sentire l'odore del mondo venite ad annusare questo cesso di fiume.
Pochissimi bastimenti salpano per il nulla.
Sono quelli sui quali si fanno le conoscenze più interessanti.
Ci si dimentica persino che il muschio che calpestiamo un giorno ricoprirà i nostri volti.
Ancora più vicini alle radici il respiro si fa cauto.
Hanno distrutto quel cementificio di merda e io gli volevo bene come a un padre.




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