Colleferro,
Colleferro ha l'odore invernale della beatitudine
il colore del suo cielo, al solito uggioso, descrive le attese, sconta le pene
il cielo di casa
Lo sguardo di una piccola gabber
il profumo improvviso di osmanto in un nulla di freddo
La Storia, il suo paziente sedimento, un microscopico ecosistema marino che è semplice annientare.
Crescono piante selvatiche in piazza,
recente (e incompleta) civilizzazione.
Forse c'è qualcuno in queste case fredde che come noi vuole sentirsi di più
ed entrare in tutti i giardini, assaggiare tutti i caffé e le pizze al taglio
ascoltare tutte le storie, quelle degli infermieri e quelle degli operai, quelle dei poveri, dei drogati, dei ricchi, degli innamorati
raccoglierle e godersi un sorriso sul volto di chi si è rotto il cazzo di sperare che qualcuno agisca.
Perdonami Colleferro
perdona ciò che non sarai mai in grado di perdonare.
Perdona chi se ne va smorzando i tuoi sogni di gloria
Perdona i professori e le maestre che volevano tenerti in vita
Perdona chi vuole che tu diventi uguale a tutto il resto
ma soprattutto
perdona chi vuole aiutarti, chi vuole ricordarti
chi vuole volare e non strisciare penosamente fino alla propria tomba.
perdona le piante e gli insetti che si prendono cura dei tuoi muri scrostati,
chi ringrazia Dio di essere nato qui.
E arriverà anche quest'anno l'odore dei mandarini
le bucce spezzettate copriranno i numeri della tombola
19.10.09
8.10.09
senza titolo
la mia mano
sicura
frantuma ogni minima resistenza alla barbarie,
la santa legge del Legno,
la timida segreta geometria delle foglie.
non sbocciano i nostri peli
sborrare su un prato non farà spuntare nemmeno un germoglio che abbia le nostre fattezze
la frenesia e l'altruismo sono maschere efficaci
che qualche dio pensionato prima di morire ci ha donato
perché dimenticassimo
di essere nati solo per diventare fango.
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