10.4.10

té e ingiustizia

Oggi sono andato alla erboristeria cinese Chen in via delle Lame 57. Dietro al bancone c'era solo un bambino, che appena mi ha visto ha gridato "阿妈,有顾客!"(mamma, c'è un cliente).
Ho subito chiesto a quella donna grassoccia se aveva del té Huang Jin Gui (黄金桂), lei mi ha risposto che ce l'aveva scaduto e che comunque anche loro, cinesi, bevevano té scaduto. Alla fine ho preso 3 té, in queste fantastiche confezioni dai colori pastello:














Ho ripreso il mio amato 黄金桂 (Huang Long Jin), un té oolong che sa di osmanto e che viene dalla celebbelliva contea di Anxi, in Fujian (chiedo scusa per le macchie di unto sul fornello).








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E due nuovi té, che vantano entrambi una menzione su Wikipedia:
Il 碧螺春 (Bi Luo Chun, ossia primavera della lumachina verdastra), che viene dalla zona del lago Tai, in Jiangsu, e che mostra evidentemente dei peletti bianchi:














E del 龙井, un té verde abbastanza sontuoso di Hangzhou, Zhejiang.















Poi sono tornato a casa, e ho scoperto cosa si cela dietro al misterioso Colpo di Stato in Kyrgyzstan. L'articolo che ho collegato non parla, però, dei blackout chiaramente causati dai russi, degli aumenti dei prezzi delle forniture energetiche che hanno costretto l'ex presidente Bakiyev a rivolgersi ai cinesi, con relativa vendetta russa. Una specie di caso Mattei in Asia Centrale. Ma d'altronde milioni di italiani ignorano chi fosse Mattei, e tra i vecchiacci che ricordano il suo nome il 90% penserà che è morto di incidente aereo e che Mauro de Mauro, chessò, è inciampato in un fosso o "scomparso"(alzi la mano chi ha visto un uomo "scomparire"; nemmeno il mago Silvan ci riesce bene). Che schifo i media.

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